1)LE BASI DI ANALISI TECNICA

1.1 - PRINCIPI DELL'ANALISI TECNICA E DELLA TEORIA DI DOW

 

L'analisi tecnica moderna si basa su alcune regole tratte da diversi articoli del giornalista del wall street journal Charles Dow, articoli in cui venivano esposti una serie di osservazioni sui comportamenti dei mercati finanziari, analizzati mediante l'utilizzo di grafici.

 

La filosofia dell'analisi tecnica si basa su 3 presupposti fondamentali:

1) il mercato sconta tutto;

2) i prezzi si muovono dentro un trend;

3) la storia si ripete.

 

In particolare, i principi fondamentali della teoria di Dow sono 6:

 

1) Il mercato è formato da tre tipi di tendenze (trends):

-trend primari (nel lungo periodo),

-trend secondari (nel medio periodo) e

-trend minori (nel breve periodo).

 

2) Le tendenze si suddividono in quattro fasi:

-Accumulazione, solo le "mani forti" investono.

-Speculazione (rialzo), forte partecipazione della massa ed alta volatilità (uptrend).

-Distribuzione, le "mani forti" vendono al pubblico, il prezzo si ferma, si muove lateralmente e comincia a calare.

-Liquidazione e panico, (ribasso) il prezzo non è più sostenuto dalle mani forti che continuano a vendere al parco buoi.

La massa comincia a vendere presa dal panico. (downtrend).

 

3) Il mercato azionario sconta tutte le notizie: i prezzi delle azioni incorporano e riflettono velocemente tutte le informazioni che le riguardano.

 

4) Gli indici del mercato azionario devono confermarsi a vicenda: occorre che il trend di un settore sia confermato anche dall'andamento dei settori a lui collegati.

 

5) Le tendenze devono essere confermate dal volume.

 

6) Le tendenze esistono fino a che dei segnali definitivi dimostrano che sono terminate: brevi periodi di movimenti in controtendenza non costituiscono inversione di rotta del mercato salvo un persistere degli stessi.

 

1.2 - PREZZO, TEMPO E GRAFICO

 

Il prezzo è ovviamente l’elemento basilare del trading.

Tutto ciò che conta è il prezzo corrente, tutto il resto è sempre e solo secondario.

Indicatori, oscillatori, volumi, non sono altro che appendici e filtri.

Molti traders si perdono nelle più assurde analisi ma perdono di vista il vero attore protagonista, il prezzo.

Un buon sistema di trading, deve essere basato seguendo principalmente l’azione del prezzo o price action.

 

Secondo i principi dell’analisi tecnica di Charles Dow, tutti i fattori di tipo fondamentale, politico, psicologico, monetario ed economico sono già incorporati nel prezzo corrente.

 

Il tempo è il secondo elemento fondamentale.

I grafici dei sottostanti (titoli, indici, commodities, valute, ecc..) sono costruiti con questi due elementi mediante sistema di riferimento cartesiano.

Il tempo viaggia sull’asse delle ascisse (X), mentre il prezzo su quello delle ordinate (Y).

 

Sul grafico possiamo “vedere” il costruirsi di patterns grafici, notare con un’occhiata supporti e resistenze ed identificare trends e trading ranges.

Il grafico può essere settato con i soli prezzi di chiusura, con le barre o con le candele giapponesi.

 

Il grafico può essere rappresentato in varie forme, ma le più importanti sono 3:

 

Grafico lineare, con il solo prezzo di chiusura;

grafico a barre, con i prezzi di apertura e chiusura rappresentati da due linee orizzontali, quella a sinistra è quella di apertura, quella destra quella di chiusura, le due estremità verticali sono il prezzo massimo ed il minimo;

Grafico a candele, come il grafico a barre, ma di diversa forma, invece che barre, sono formate da rettangoli allungate chiamate corpi o body, e due linee, una superiore ed una inferiore chiamate shadows o ombre. Solitamente il colore è verde per le candele rialziste e rosse per quelle ribassiste.

 

Il grafico a candele è quello più utilizzato in quanto risulta visualmente il più intuitivo.

 



1.3 - TIMEFRAME

 

Il tempo è inoltre legato al timeframe di riferimento del trader.

Possiamo settare grafici dal tick (minimo movimento del prezzo) al mensile, passando per quello a 1 minuto, 5 minuti, 1 ora, giornaliero, settimanale ecc... a nostra discrezione.

I grafici più importanti sono senza dubbio l'orario, il giornaliero ed il settimanale.

Se consideriamo i giorni in un anno, togliendo i sabati e le domeniche abbiamo 261 giorni di trading.

Se facciamo la media dei giorni in un mese, abbiamo 21,75.

Solitamente si considera una media mensile di 21 giorni che per 12 mesi da 252 giorni annuali.

 

Nel forex che è un mercato spot continuo a differenza del mercato azionario e dei futures sulle commodities (che solitamente sono aperti 8 ore), le ore giornaliere (a parte alcuni cross) sono 24.

Se consideriamo che il mercato forex apre alle 22:00 di domenica e chiude alle 22:00 di venerdì, abbiamo 5 giorni pieni, ovvero 24x5=120 ore settimanali.

Se moltiplichiamo 24 ore x 21,75 abbiamo che la media mensile oraria arrotondata è pari a 520.

Queste medie sono importanti per settare indicatori come le medie mobili.

I periodi di riferimento più importanti per le analisi sono l'orario, il giornaliero, il settimanale, il mensile, il trimestrale, il semestrale e l’annuale.

 

Ad esempio, se lavoriamo su un grafico orario, una candela o barra equivale ad un’ora.

Impostando di conseguenza degli indicatori, essi verranno calcolati in riferimento a quell’unità oraria.

Se volete quindi settare una media mobile settimanale su un grafico orario dovrà essere calcolata in questo modo : 24 ore x 5 giorni=120.

 

La media mobile così settata segnalerà il prezzo medio della settimana sul grafico. Se l'azione del prezzo si svolge al di sopra di essa, possiamo dedurre che il trend settimanale è rialzista; al contrario se si svolge al di sotto, il trend settimanale è ribassista.

Vedremo meglio nel capitolo sugli indicatori.

 

La nostra tipologia di trading sarà relativa al timeframe che seguiremo sul grafico.

In un grafico a 5, 10 minuti, vedremo i movimenti più piccoli.

In un timeframe di 4 o più ore, vedremo movimenti e trend più importanti ed a più lungo termine.

Più è alto il timeframe, più saremo sintonizzati con i trend primari a più lungo periodo.

 

1.4 - ONDE, RIMBALZI E RITRACCIAMENTI.

 

Come possiamo vedere chiaramente dal primo grafico, il prezzo non si muove mai in linea dritta, ma con movimenti più o meno irregolari a zig zag.

Se osserviamo bene infatti, l'andamento del prezzo si muove continuamente ad onde e rimbalzi con impulsi rialzisti e ribassisti, che a loro volta determinano le tendenze di fondo (trend) alternati da fasi di correzione del prezzo.

Nella fase 2, il titolo è in fase di uptrend o "toro" (bullish), definito da onde impulsive a rialzo ed onde correttive ribassite. Un rimbalzo a ribasso viene chiamato "pullback".

Nella fase 4, il titolo è in fase di downtrend o "orso" (bearish), ed è definito da onde impulsive a ribasso con onde correttive rialziste. Un'onda a rialzo viene chiamata "rally".

Le fasi di correzione, sono anche chiamati ritracciamenti, perchè in queste fasi, il prezzo inverte e si muove momentaneamente contro trend.

Tali inversioni rispetto al trend principale, sono causate dalle "prese di profitto" su alcune posizioni aperte precedentemente dagli istituzionali.

Durante un uptrend, grosse posizioni aperte ad un prezzo inferiore, verranno via via vendute per prendere profitti parziali ed incoraggiando ulteriormente le vendite dei traders privati costretti a coprire le loro posizioni. Ciò causerà i ritracciamenti a ribasso, fino a quando il prezzo tornerà ad essere vantaggioso per fare nuovi acquisti del prodotto finanziario.

I ritracciamenti possono avere una lunghezza compresa tra il 33% ed il 66% della lunghezza dell'onda impulsiva. Molto spesso sono pari a circa la metà della stessa.

Se il ritracciamento è superiore al 66%, esso può essere un potenziale segnale di inversione del trend.

 

1.5 - LIVELLI DI FIBONACCI e ONDE DI ELLIOTT

Anche i livelli di Fibonacci del 38% e 62% sono livelli importanti di ritracciamento ricavati dalla fromula nota come "successione di Fibonacci" del famoso matematico Leonardo Fibonacci.

Tali livelli si sono dimostrati affidabili livelli di supporto e resistenza nei cicli dei mercati finanziari.

In pratica, senza entrare troppo in merito alla teoria, si assume che un trend ritracci tra il 38% ed il 62% del movimento primario.

Quasi tutte le piattaforme permettono di utilizzare lo strumento sui livelli di Fibonacci, utile per individuare probabili livelli di supporto a seguito di un movimento di prezzo in trend.

 

Esiste anche una teoria che riguarda le onde ed è conosciuta come "teoria delle onde di Elliott" legata ai numeri di Fibonacci e che affronta proprio i concetti della ciclicità del mercato e delle onde, degli impulsi dei mercati e dei ritracciamenti.

La teoria prende il nome dal suo ideatore Ralph Nelson Elliott che ha ampliato gli studi di Charles Dow sull'analisi tecnica.

La teoria espone che un trend è soggetto a 3 onde impulsive e 2 onde correttive, e queste nei tre trend: principali, secondari e minori.

Non è mia intenzione addentrarmi nelle teorie di Elliott, ma per chi lo volesse fare, basta che cerchi in internet oppure scarichi questo PDF.

1.6 - TREND E TRADING RANGE

 

Se esaminiamo sempre,  il grafico sopra, possiamo vedere che è caratterizzazto da 3 tipi di movimento.

Nelle fasi 1 e 3, (accumulazione e distribuzione), il prezzo si muove lateralmente tra due o più livelli. Tale tipo di movimento è chiamato trading range perchè il prezzo sembra essere chiuso in un determinato "range" di prezzo. In questo caso, il prezzo è in fase di consolidamento o congestione, dove la forza tra compratori e venditori si equivale.

Nelle fasi 2 e 4, come abbiamo già visto, il prezzo si muove prima a rialzo e poi a ribasso, ovvero è in fase di trend o tendenza.

In una fase rialzista o uptrend, la domanda è più forte dell'offerta, ed i compratori sono più aggressivi e sono disposti a comprare a qualsiasi prezzo, mentre i venditori sono disposti a vendere solo ad alti prezzi.

Un uptrend è definito da massimi e minimi crescenti. (higher highs e higher lows).

Nella fase ribassista avviene il contrario In questo caso, l'offerta è più forte della domanda, i venditori sono più aggressivi ed i compratori sono disposti a comprare solo a prezzi più bassi.

Un downtrend è definito da massimi e minimi decrescenti. (lower highs e lower lows).

 

 

I trend possono essere suddivisi in tre categorie (figura sotto):

Trend primario, con durata da uno a più anni. (linea nera)

Trend secondario, con durata da tre settimane a qualche mese. (linee verdi)

Trend minori, con durata che va da pochi giorni fino a 3 settimane. (linee blu e rossa)

 

1.7 - SUPPORTI E RESISTENZE

 

Un trading range è delimitato da due particolari aree di prezzo: supporti e resistenze.

Un supporto viene definito come un’area di prezzi di forte domanda, dove i compratori sono più aggressivi dei venditori.

Una resistenza è definita come un’area di prezzi di forte offerta, dove i venditori sono più aggressivi dei compratori.

E’ logico quindi pensare che i “supporti” si comprano, mentre le “resistenze” si vendono, a meno che, tali aree vengano perforate o rotte, dando il via a dei trend a rialzo o ribasso.

In questo caso avviene spesso quel particolare fenomeno di scambio di ruoli tra supporti e resistenze.

Una resistenza rotta in un trend a rialzo diviene quindi un nuovo futuro supporto per il prezzo in quanto ora il trend è definito in nuovi massimi e minimi crescenti.

I minimi rimbalzeranno quindi sulle ex resistenze divenute ora supporti per poi ripartire verso l’alto.

Un supporto rotto in un trend a ribasso diviene una futura resistenza sulla quale rimbalzerà il ritracciamento rialzista per poi ripartire di nuovo verso il basso.

 

1.8 - TRENDLINES E CANALI

 

Supporti e resistenze possono essere statici e dinamici.

Quelli statici definisco un trading range come già detto sopra.

Uno strumento per tracciare un canale di supporti e resistenze statici è il canale di donchian, che individua supporti e resistenze di N periodi.

Se una resistenza od un supporto statico viene perforato, avviene una rottura o breakout, e quindi un nuovo trend si sta potenzialmente formando.

I canali di Donchian sono un ottimo strumento per definire un trend in progressione, poichè determinano supporti e resistenze periodici simili ai box di Darvas, che si sviluppano a gradini uno sopra l'altro.

Quelli dinamici definiscono un trend e graficamente possono essere rappresentati dalle trendlines e dai canali obliqui.

Una trendline in un uptrend unisce successivamente due o più minimi crescenti.

In un down trend unisce uno o più massimi decrescenti in successione.

Le trendlines possono essere tracciate anche su prezzi di chiusura.

Un canale è formato da due trendlines parallele, nelle quali la price action deve essere confinata.

Va detto che molto spesso le trendlines vengono violate e si correggono in altre trendlines più o meno ripide in base all’accelerazione o decelerazione dei prezzi.

Anche i canali si formano molto raramente.

Nella figura sottostante, ho proposto, una tipica analisi grafica di supporti e resistenze, trendlines ed aventuali punti d'ingresso.

 

Nel grafico qui sopra, che riassume quanto detto sopra, abbiamo un titolo in trend rialzista, i cui minimi rimbalzano sulla trendline che fa da supporto ed I cui massimi ritracciano quando toccano la linea parallela alla trendline. Le due trendlines formano il canale rialzista che contiene tutta la price action. Inoltre, i rettangoli viola, sono i supporti e resistenze statiche che fanno da aree di penetrazione, scambiandosi di ruolo dopo i breakout del prezzo.

Un altro esempio: sempre lo stesso titolo che, da una fase di trading range (il prezzo rimbalza in due aree di prezzo), passa in un downtrend con la rottura del supporto e forma un canale ribassista con massimi e minimi decrescenti e le perforazioni di supporti statici che diventano resistenze.

La price action si mantiene all'interno del canale fino alla fine, quando rompe la resistenza dinamica, determinando l'inversione di trend.

 

1.9 - TRADING CON LE TRENDLINES


Una delle migliori tecniche di trading è analizzare il grafico e fare trading con le trendlines. Tracciare le trendlines è un'arte e c'è bisogno di un pò di esperienza per tracciarle. Solitamente io le traccio in modo che la price action venga toccata in più punti possibili.

Vi sono trendlines principali e secondarie di accelerazione dei prezzi.

Il punto migliore per comprare o vendere oppure uscire da una posizione è alla rottura delle trendlines stesse, ovvero all'inizio di un movimento importante.

Poichè i mercati non possono essere tecnicamente perfetti si possono formare delle false rotture. Questo fa parte del gioco delle probabilità.

Nessun trader può dirsi perfetto ed avere sempre ragione.

Inoltre, se coadiuvate da supporti e resistenze statiche le trendlines aiutano e rafforzano le decisioni di trading.

Molte volte i grafici dei titoli possono essere molto intricati e caotici, guardate il grafico qui sotto. La prima parte è abbastanza regolare, con rotture e trends definiti e chiari.

La seconda parte risulta assai caotica ed irregolare.

Certo è che vi è un'abissale differenza tra analizzare i movimenti già avvenuti ed analizzarli mentre si stanno formando.

Ecco perchè è necessario utilizzare degli screeners di mercato per individuare titoli il cui movimento di prezzo sia il più regolare possibile.

1.10 - CONTINUAZIONE ED INVERSIONE DEL TREND

 

Abbiamo visto fin'ora le basi dell'analisi tecnica, il quale scopo primario è quello di identificare le fasi del mercato in modo da poter agire di conseguenza.

L'identificazione delle tendenze è il presupposto fondamentale per un trend-follower.

Nella fase 1 di accumulazione e nella fase 3 di distribuzione è meglio stare fuori dal mercato, in quanto il prezzo rimbalza in un trading range per un non determinato periodo.

Una volta che il prezzo va in fase 2 o 4 con un breakout, possiamo sfruttare il movimento fino alla sua fine. Ma come abbiamo visto, il prezzo non si muove in linea retta, ma in onde più o meno irregolari, ritracciamenti, pullbacks e rallies, in minimi e massimi crescenti o decrescenti.

Sono quindi importanti certe figure o pattern grafici che si formano con lo svilupparsi della price action.

Tali patterns sono divisi in pattern di continuazione, ovvero patterns di consolidmento o pausa temporanei, prima che il trend riprenda.

Se siamo in uptrend, esse saranno piccole fasi di distribuzione in quanto verranno vendute alcune posizioni per prendere profitto, mentre in un downtrend, piccole fasi di accumulazione, in quanto verranno riaquistate alcune posizione per lo stesso motivo.

Questi pattern sono trading ranges, come rettangoli o box, triangoli, pennants, flags, cunei (wedge) e definiscono un certo tipo di ritracciamento.

Quando un trend è giunto alla fine, il prezzo entra in fase di accumulazione o distribuzione finale. Le forze di domanda ed offerta raggiungono un equilibrio prima di invertire.

In questo caso si formano certi pattern di inversione.

Essi sono, i doppi massimi, tripli massimi, o testa e spalle ribassista per un uptrend, mentre i doppi minimi, tripli minimi o testa e spalle rialzista in un downtrend.

Vai al capitolo 6 di questa sezione per approfondire i pattern.

1.11 - SEGNALI D'INVERSIONE

 

Secondo i principi di analisi tecnica, un trend è in atto fino a quando non vi sono chiari segnali di inversione, ovvero, quando questa successione di massimi e minimi non sussiste più. Ciò non significa per forza inversione, ma può significare congestione, o fase laterale per un dato periodo di tempo.

Come detto poco fa, un chiaro segnale di inversione di un uptrend avviene quando il supporto di periodo viene rotto a ribasso, e per l'inversione di un downtrend, quando la resistenza viene rotta a rialzo.

Cioè, quando avviene un "top failure swing" od un "bottom failure swing" come indicati nelle figure qui sotto.

In un failure swing, l'ultimo massimo/minimo non eccede il precedente a rialzo/ribasso, ma si ferma in prossimità o prima, segnalando così debolezza e possibile inversione del trend.

In un "non-failure swing", il prezzo fa un nuovo massimo/minimo, ma nei successivi giorni il prezzo crolla o incrementa rompendo il precedente supporto/resistenza.

Quando accadono questi due casi è bene spostare immediatamente lo stop loss.

Nel failure swing, possiamo notare che il prezzo non eccede il precedente massimo/minimo ed è quindi un grande segnale di indebolimento, mentre nel non failure swing, avremo già spostato lo stop loss non appena il prezzo eccede il precedente massimo/minimo.




Nel libro, Trader Vic - Methods of a Wall Street Master, Victor Sperandeo insegna un metodo a 3 fasi per identificare un cambiamento nel trend.

Il metodo, predice un cambiamento nel trend tra il 60% e l'80 % delle volte.

Esso consiste in:


1)Rottura della trendline

2)Retest sulla trendline e fallimento del prezzo

3)Prezzo che cade sotto il precedente minimo (fase di uptrend) e sopra il precedente massimo (fase di downtrend). Figura sotto.


Nella figura sopra, il titolo è in un chiaro downtrend, con volume in rialzo durante le fasi di discesa e volume in ribasso durante i rallies di ritracciamento.

Durante lo swing rally 6-7 il prezzo rompe a rialzo la trendline ribassista, segnalando un indebolimento del trend. Nella fase 7-8, abbiamo il retest sulla trendline il cosiddetto return-move) che coincide con il supporto-ex resistenza 5-8.

Il volume cresce a dsimusra sull'ultima candela rialzista, segno che la forza toro ha preso il controllo. Ecco un pattern definito di acquisto:

Compreremo alla rottura della 7-9, cioè quando il prezzo romperà la resistenza a rialzo.


1.12 - VOLATILITA'

 

Un altro componente importante e sottovalutato è la volatilità.

La volatilità misura la variazione di prezzo di un dato strumento finanziario nel corso di un dato periodo.

Semplificando, la volatilità è l’escursione massima tra il più alto massimo ed il più basso minimo che uno strumento fa in un dato periodo di tempo.

Alta volatilità media, significa che il titolo è forte ma che è anche soggetto ad ampi sbalzi di prezzo.

Bassa volatilità media, significa che e più è stabile ma anche poco movimentato e profittevole.

Solitamente, abbiamo alta volatilità in fase di forte trend (con range giornalieri medi alti), mentre bassa volatilità (con range giornalieri ristretti) in fase di trading range e ritracciamenti.

Un metodo per identificare se il trend è forte è dato dal calcolo della differenza tra il più alto massimo ed il più basso minimo per poi rapportarla al trend corrente: Highest-lowest di N periodi diviso il momentum, cioè l'ultima chiusura-la chiusura degli N periodi precedenti.

Più il risultato si avvicina ad 1 o -1, più il trend si avvicina ai livelli di volatilità ed è quindi forte. Più si avvicina a 0, più la volatilità diverge dal trend ed identifica una fase di trading range.

 

Uno strumento che calcola la volatilità di periodo è l’ATR (average true range) di Welles Wilder, che è una media (di solito a 14 periodi come in quasi tutti gli indicatori) dei valori giornalieri presi fra il maggiore delle seguenti escursioni :

• la distanza fra il massimo e il minimo di oggi;
• la distanza fra la chiusura di ieri e il massimo di oggi;
• la distanza fra la chiusura di ieri e il minimo di oggi.

 

Nota, come in una fase di trading range, l'ATR ha valori bassi, che si espandono quando il titolo va in fase di trend. Quando il prezzo va in consolidamento, il valore dell'ATR si contrare per poi espandersi di nuovo quando il titolo torna in uptrend.

 

1.13 - VOLUME

 

Il volume è molto importante per il trading in azioni e nei futures.

Esprime la quantità di contratti di compravendita stipulati in un determinato periodo di tempo. Esso rappresenta la liquidità di un dato mercato.

Un alto volume significa alta liquidità ed una migliore esecuzione degli ordini.

Un principio fondamentale vuole che il volume preceda il prezzo.

In fase di trend, l'ideale è che il volume aumenti verso la direzione del trend e diminuisca nelle fasi di ritracciamento.

Un'esposione di volume in fase di breakout è senz'altro indice di forte trend in azione.

Se il volume tende a diminuire su nuovi massimi o minimi, segnala un indebolimento del trend e quindi può portare ad una potenziale prossima inversione, come avviene spesso sulle figure di inversione come il testa e spalle o i doppi massimi e minimi.

 

Un indicatore utile per il volume è senz'altro l'OBV (on balance volume).

E' calcolato sommando il volume di una giornata chiusa a rialzo e detraendo il volume di una giornata chiusa a ribasso. L'andamento dell'indicatore dovrebbe aderire a quello del trend.

Se vi sono delle divergenze, il trend potrebbe cambiare.

L’indicatore PTV è un’ulteriore evoluzione dell’OBV perché mette in relazione il volume con il range giornaliero dei prezzi e quindi da più importanza ad alti volumi con alte variazioni % del prezzo.

 

 

Nell'esempio qui sopra, abbiamo un titolo che esce da una lunga fase di trading range o accumulazione. Notiamo i picchi notevoli di volume rispetto ai giorni precedenti, sia in fase di breakout che successivamente.

Notiamo, poi che in fase toro, il volume medio aumenta, come testimoniato anche dagli indicatori OBV e PVT, in fase di crescita sopra la media mobile a 3 mesi.

Successivamente il prezzo entra in una nuova fase di consolidamento, con l'istogramma di volume che fa picchi decrescenti ed anche gli indicatori si assottigliano in fase di trading range.

Nell'ultimo periodo, il prezzo fa un ultimo avanzamento con aumento di volume, fino a quando rompe a ribasso il supporto.

Durante la rottura il volume aumenta, generando un potenziale segnale reversal di lungo periodo.

 

Riassumendo possiamo avere le seguenti condizioni:

 

1) I prezzi salgono (massimi relativi crescenti) e il volume diminuisce

(massimi relativi decrescenti). In questo caso un rovesciamento della

tendenza può essere imminente.

2)Una ripresa dei prezzi, dopo una violenta correzione, accompagnata da

volumi in contrazione. In questo caso la crescita dei prezzi si ritiene

momentanea.

3) La perforazione di linee di tendenza, di supporto o resistenza

contenenti figure di inversione con una espansione dei volumi è un

affidabile segnale di inversione.

4) Quando i prezzi diminuiscono la loro inclinazione positiva, dopo un

forte trend al rialzo, con volumi in forte espansione, si ha un

preavviso di una vicina inversione di tendenza.

5) Può capitare che il prezzo e il volume procedono con un andamento

graduale e, improvvisamente, si portino verso una crescita esponenziale

con uno stadio finale esplosivo; se dopo tale movimento sia il prezzo

che il volume cadono in modo violento, ci si può trovare davanti a

una inversione di tendenza (selling climax).

6) Se i prezzi si portano all'altezza di un precedente minimo relativo,

con volumi in diminuzione, si è in presenza di un espressivo segnale

rialzista.

7) Una contenuta crescita dei prezzi, in seguito ad una fase ribassista,

accompagnata da volumi in crescita, annuncia la fine della fase

ribassista; è probabile che ci si trovi di fronte ad in una fase di

accumulazione.

 

N.B: il volume nel Forex non è disponibile, ma se avete notato la piattaforma metatrader permette di visualizzarlo anche sui grafici Forex.

Ebbene, quello non è il volume inteso come n° di contratti tradati, bensì calcola quante variazioni di prezzo (Ticks) sono avvenute in un determinato periodo di tempo (timeframe impostato) per dare un'idea approssimata dell'attività dei trader su quel dato cross.

 

1.14 - OPEN INTEREST

 

L'Open Interest si differenzia dal volume in quanto rappresenta il totale dei contratti long o short aperti nel mercato (e non chiusi), non la somma di entrambi.

E' utilizzato nel mercato dei futures e non può essere un indicatore sfruttabile in tempo reale a differenza dei volumi scambiati sulle azioni.

L'Open Interest può variare molto rispetto al volume.

Per capire l'open Interest facciamo riferimento a questi 4 casi con open interest attuale uguale a 100 :

 

1) Un nuovo compratore acquista 5 contratti long da un nuovo venditore short. Entrambi aprono una nuova posizione entrando a mercato.

L'open interest aumenta di +5 = 100+5=105

 

2) Un compratore apre una nuova posizione acquistando 2 contratti da un venditore che chiude 2 vecchi contratti short precedentemente acquistati.

L'open interest non varia in quanto +2-2 si annullano. O.I =105

 

3) Un compratore chiude 3 vecchi contratti short precedentemente venduti (riacquisto) ad un venditore che ne apre 3 nuovi short. Anche in questo caso l'OI rimane invariato +3-3=0. O.I=105

 

4) Un compratore chiude 5 vecchi contratti short precedentemente venduti (riaquisto) ad un venditore che chiude 5 vecchi contratti long (rivendita).

In questo caso l'Open Interest diminuisce di 5 poichè entrambe le posizioni escono dal mercato. O.I =105-5 =100

 

Come per il volume, l'Open Interest va interpretato con l'andamento dei prezzi (price action) mediante il quale può fornirci queste 4 indicazioni:

 

1) Prezzi crescenti e Open Interest crescente: i rialzisti acquistano.

2) Prezzi decrescenti e Open Interest decrescente: i rialzisti vendono posizioni aperte in acquisto.

3) Prezzi crescenti e Open Interest decrescente: i ribassisti liquidano posizioni aperte in vendita.

4) Prezzi decrescenti e Open Interest crescente: i ribassiti vanno short.

 

Coadiuvato con prezzo e volume, l'Open Interest può rivelarsi un indicatore di fondamentale importanza per l'operatività.

 

1.15 - FORZA RELATIVA

 

In Analisi Tecnica con Forza Relativa (paragone) si intende un indicatore che si ottiene effettuando il rapporto tra due serie di prezzi.

Tale indicatore è utile per confrontare l'andamento e la correlazione di un titolo, o di un settore azionario, con quello dell'intero mercato di riferimento, oppure tra due titoli, cross valutari o commodities differenti.

L'indicatore ci mostra il grafico della forza relativa e se si muove verso l'alto (uptrend) significa che il titolo da noi analizzato è più forte del settore o del titolo con il quale l'abbiamo comparato. E' uno strumento molto utile per determinare la forza di uno strumento.

L’indicatore di Forza Relativa è diverso dall'Indice R.S.I. di J.Welles che compara il movimento di prezzo in atto con il movimento precedente dello stesso strumento.

La % di forza relativa si può calcolare dividendo il prezzo del titolo quotato per il prezzo del titolo o settore con cui si vuole fare il paragone moltiplicandolo x 100.

 

Nel grafico qui sopra viene confrontato il titolo AXA con l'indice FTSEMIB.

Notiamo che nella prima parte del grafico, l'indicatore è al di sotto dello 0 e rosso. Ciò significa che il titolo sta sottoperformando rispetto al mercato generale. Mentre successivamente la linea si sposta al di sopra dello 0, indicando una forte ripresa rispetto al mercato.

La linea blu è una media mobile della forza relativa messa per determinare indebolimenti o rafforzamenti rispetto alla media della forza.

 

1.16 - GAP (SALTI DI PREZZO)

 

La % di distanza tra il massimo/minimo del giorno precedente e l’apertura del giorno odierno. Tale spazio non viene coperto durante il giorno. Sono chiamati UPSIDE GAPS e DOWNSIDE GAPS e indica forza/debolezza di un titolo, se accostata ai volumi.

Grandi gap con grandi volumi relativi della giornata sono un ottimo indice di forza.

Una rottura tra i prezzi in un grafico avviene quando il prezzo di un titolo ha un netto movimento sopra o sotto con nessuna compravendita nel mezzo. I gaps, possono essere creati da diversi fattori come forte pressione di acquisto o vendita, annunci ufficiali dei redditi/guadagni di un titolo, un cambio di prospettiva da parte degli analisti o qualsiasi altro tipo di notizia rilasciata.

In Analisi Tecnica, un Gap è un salto nella curva dei prezzi, si ha quando non si sono registrati scambi in determinate zone di prezzo. I Gap possono essere individuati a posteriori attraverso grafici a barre o candlestick. I grafici lineari non consentono di individuare i Gap in quanto non riportano i valori di apertura, chiusura, massimo e minimo relativo ai singoli giorni di contrattazione.

I gaps avvengono soprattutto nei mercati regolamentati non continui, a differenza del forex che è aperto 24 ore su 24.

Uno dei luoghi comuni relativi ai gaps dice che essi devono sempre essere chiusi. In realtà ciò avviene solo delle volte, in quanto alcuni gaps sono importanti ed altri no.

 

Esistono 3 tipi di gaps:

 

Breakaway gap:

si manifesta al completamento di importanti formazioni ed in genere segnala l’inizio di un significativo movimento di mercato. Solitamente si formano in seguito alla conclusione di importanti figure basali di congestione, o a completamento di figure reversal come il doppio massimo/minimo o il testa e spalle ed avviene a seguito della rottura della neckline. Oppure dopo la violazione di una trendline. Da un forte segnale reversal e di forza invertita del mercato e sono accompagnati in genere da forte volumi. In genere non vengono chiusi o possono chiudersi parzialmente. Più è alto il volume, meno probabilità c’è che venga chiuso il gap.

Fungono solitamente da area di supporto per le successive correzioni di mercato.

E’ importante che in un trend i prezzi non cadano al di sotto del gap (che fa da supporto) in quanto indice di forte debolezza.

 

Runaway gap (o measuring gap)

SI viene a formare dopo che un certo movimento è già in atto, solitamente a metà formazione, ed inverte una situazione di volumi moderati nell’ultimo periodo. In un uptrend sono segnali di mercato molto forte, in un down trend di mercati molto deboli.

Anche in questo caso, essi fungono da supporti/resistenze per le successive correzioni del mercato e un’eventuale caduta al di sotto/sopra del gap controtendenza è indice di forte indebolimento. Si può avere un’idea della lunghezza del trend in corso in quanto questo tipo gi gap avviene all’incirca a metà strada.

 

Exhaustion gap.

Si verifica alla fine di un movimento  del mercato, dopo che gli altri due gap sono stati formati. Vicino alla fine di un uptrend, i prezzi tendono ad accelerare con un ultimo guizzo, che forma un gap. Tuttavia il forte balzo tende ad esaurirsi e i prezzi correggono per un paio di giorni o poco più chiudendo l’ultimo gap. Questo è un forte segno di indebolimento e prelude ad una inversione di tendenza. Talvolta si forma un Island reversal (una congestione di prezzo con la formazione di un successivo gap a ribasso) che determina l’avvenuta inversione.

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